Filodrammatica ViVa di Vigolo Vattaro - Altopiano della Vigolana (Trento) - Italia

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Attivitą » Convegno Teatro Ragazzi 2001

CONVEGNO: "Teatro per ragazzi"

Vigolo Vattaro - Auditorium delle Scuole Medie - 27 maggio 2001

Una splendida domenica di sole che invitava le compagnie in montagna o ai laghi. Ad accogliere 1’invito della Co.F.As . di partecipare al convegno, c’erano comunque i rappresentanti di 14 filodrammatiche e anche un buon numero di operatori culturali che si interessano di teatro per e con i ragazzi. Nonostante la presenza non proprio oceanica, ne è uscito un incontro interessante, vivo e partecipato, che è servito a chiarire le idee, a trovare stimoli, a motivare l’impegno che parecchi hanno per questo importante segmento della formazione teatrale.
"Siamo qui - ha detto Rosella Ducati, presidente della filodrammatica di Vigolo Vattaro - perché desideriamo trasmettere ai ragazzi, ai bambini, il senso del vero, del bello e del buono attraverso il teatro, che può assumere così un importante ruolo educativo. Spesso i bambini vengono considerati degli spettatori passivi, invece noi vorremmo, anche attraverso questo convegno, trovare i modi e le forme per farli diventare attori e protagonisti degli spettacoli, ma anche fruitori con senso critico, che sappiano valutare le cose belle e artistiche".
L’Assessore alla Cultura del Comune di Vigolo Vattaro, Rosanna Tamanini, ha ringraziato la Co.F.As., anche a nome del sindaco, per l’invito rivolto All’Amministrazione Comunale di partecipare al convegno. Si è quindi complimentata con la filodrammatica "ViVa" di Vigolo Vattaro per l’impegno da anni profuso nell’organizzazione della "Festa Teatro Ragazzi", divenuto importante appuntamento non solo per i Vigolani, ma anche per gli abitanti degli altri paesi dell’Altopiano. Ha detto di apprezzare ciò che viene fatto con i ragazzi nel periodo scolastico, constatando, tuttavia, che finito il periodo della scuola dell’obbligo, finisce anche, troppo spesso, l’interesse per le esperienze fatte nel campo delle attività teatrali, musicali, espressive. "È a questo punto - ha detto l’Assessore - che diventa importante il ruolo delle filodrammatiche, e mi rivolgo in particolare alla mia, per invitarla a proseguire il lavoro intrapreso con i giovani. Grazie e buon lavoro".
Il Presidente della CO.F.As ., Gino Tarter, ha portato il saluto del Direttivo e ha ringraziato la compagnia di Vigolo Vattaro per l’ospitalità. "Abbiamo pensato di organizzarlo qui il primo convegno sul Teatro per e con i Ragazzi, proprio per il ruolo che questa filodrammatica ha da parecchi anni in questo importante settore del teatro amatoriale. Partendo dalla sua esperienza e dal suo impegno, noi pensiamo di poter iniziare un percorso provinciale indirizzato alla promozione del teatro ragazzi, possibilmente mettendo insieme un gruppo di lavoro che si dedichi sia alla formazione che alle tecniche. Vorremmo poi capire quante sono le Associate che si interessano di teatro per e con i ragazzi".
Sono stati quindi presentati i relatori: Giampiero Pizzol, autore, attore e regista e Massimo Giuggioli, educatore.

I relatori Massimo Giuggioli e Giampiero Pizzol

Ha preso per primo la parola Giampiero Pizzol. "Negli ultimi tempi ho preso in mano una cosa che si chiama : "Il tempo dello spettatore", che è un’indagine che l’ETI fa sul teatro ragazzi. L’indagine si fa a Roma, ma ai Centri di Teatro Ragazzi di tutt’Italia vengono mandati dei moduli e si fanno delle interviste ai ragazzi relativamente agli spettacoli che hanno visto. Ora sarebbe interessante vedere le risposte dei bambini, i quali esprimono diversi desideri, uno dei quali è quello di farlo anche loro il teatro. Un altro che mi ha colpito molto, risponde alla domanda: "Di questo spettacolo vorresti parlarne con qualcuno?". Quasi nessuno voleva parlarne con gli insegnanti, pochi con gli amici, molti con i genitori".
Secondo il relatore, queste risposte significano, al di là delle considerazioni che si potrebbero fare sul ruolo della famiglia nella formazione di un ragazzo, che non è tanto il saggio di fine anno che interessa i ragazzi, ma piuttosto di essere coinvolti in un’esperienza di teatro che già gli adulti fanno, che possono essere anche genitori inseriti in una filodrammatica. Una compagnia può fare "teatro per ragazzi" (adulti per ragazzi), teatro con ragazzi (solo ragazzi), ma anche "teatro insieme ai ragazzi". Pizzol afferma che da diversi anni, in Italia, il teatro ragazzi è in crisi, anche perché si vedono sempre le stesse favole, magari rifatte, ma le stesse. Probabilmente ora sta uscendo da questa crisi perché stanno nascendo nuove compagnie.
Quasi in ogni regione ci sono "Centri" di teatro ragazzi, che vengono convenzionati, che producono uno o due spettacoli all’anno, o anche più. Questi centri hanno attraversato una grossa crisi di registi che dal teatro ragazzi sono passati al teatro "serale", per così dire. Le compagnie giovani che sono sorte - ha proseguito il relatore - hanno il coraggio di proporre testi nuovi, con diversi attori in scena, e questo piace ai ragazzi, che vogliono vedere il gioco teatrale animato da molti attori e possibilmente comico. Questo induce a riflettere sul fatto che ciò che ai ragazzi interessa non è tanto la potenzialità della grossa compagnia con tanti mezzi tecnici, ma piuttosto il "gioco" nel teatro, che lo rende vivo. Questo raramente succede nelle grosse compagnie. Diverso è l’accostamento al teatro ragazzi delle filodrammatiche, data la presenza, molto spesso, di genitori o di persone che non hanno come obiettivo il passaggio al teatro maggiore.
Il problema può essere il repertorio. Quali spettacoli fare? Quali linguaggi usare? Un modo di scelta del testo può essere quello di inventarlo con i ragazzi, oppure di prenderlo già fatto ed adattarlo con un lavoro di sceneggiatura. Il linguaggio va modificato perché, più che la parola, contano l’immagine, l’azione, la musica, il ritmo, il gesto. Sono necessari, allora, dei corsi per imparare queste cose. "Massimo Giuggioli, - ha detto Pizzol - seduto qui, accanto a me, pratica da decenni l’arte del clown, con il suo gruppo. La "clownerie", come i burattini, la commedia dell’arte, sono dei generi che divengono preziosi, anzi inestimabili, quando si fa teatro con i ragazzi". Il linguaggio di questi generi - ha sostenuto il relatore - è immediato e universale, abbastanza semplice da apprendere.
I repertori. Schakespeare diceva: "Una buona storia è molto meglio di un’ora di sonno". Infatti la storia non deve addormentare. Per cui ricorrere alle fiabe classiche, enorme patrimonio a nostra disposizione. Ci sono delle raccolte di fiabe e una di queste, consigliata da Pizzol, è "Il Pentamerone" di Basile, scritta in dialetto napoletano, ma vicino all’italiano, che conserva una caratteristica molto vicina alla commedia dell’arte. Consultare dunque le raccolte di fiabe antiche ed anche le moderne; pur nella difficoltà della scelta, è possibile orientarsi nella letteratura contemporanea, avendo l’avvertenza di scegliere storie brevi che si possono allungare, piuttosto di storie lunghe da accorciare, che è più difficile.
Uno degli autori contemporanei che ha dato molto al teatro per ragazzi è stato Rodari. Un altro grande scrittore, discutibile su certi temi, che il relatore ha citato, è stato Alberto Moravia e le sue "Favole della Preistoria", nelle quali l’autore tira fuori da ogni favola una morale molto interessante per la società. Altri autori: Roberto Piumini, Guido Graff, Guido Milani… ed autori stranieri che possono darci storie provenienti da altre culture, particolarmente quelle dell’area orientale che hanno quel qualcosa di esotico che piace tanto ai ragazzi; a questo proposito, ha citato un testo che dice molto bello, che s’intitola "Il respiro del Drago" di un’autrice thailandese. Imparare a conoscere altre culture, ad eccezione di quella americana che i ragazzi già conoscono attraverso la televisione, apre ai ragazzi orizzonti nuovi calamitando il loro interesse.
Avviandosi verso la conclusione, il relatore ha ricordato ancora una volta le fonti alle quali si può attingere in fatto di repertori: le fiabe, tutte le altre storie della letteratura per ragazzi, con particolare attenzione a quelle che vengono da territori culturali non nostri, ma anche a quelle della tradizione italiana. Purtroppo molta della letteratura per l’infanzia, che ha avuto a suo tempo grandissimi autori, - ha sostenuto Giampiero - risulta oggi introvabile perché gli editori non hanno interesse alla ristampa. A molte di queste storie, egli dice di essere risalito attraverso un volume che s’intitola: "Storia della letteratura per la gioventù", interessante anche perché offre una bibliografia di autori italiani su svariati temi: novelle comiche, racconti morali, storie di santi... Questi testi sono preziosi perché dentro c’è una grande cultura, la cultura del tempo in cui sono stati scritti ma che è facile aggiornare. A chi si interessa di teatro per ragazzi è consigliabile una ricerca su questi testi. Tutto questo comporta lavoro, - ha concluso - ma può essere un lavoro piacevole.
Massimo Giuggioli La mia esperienza è molto diversa da quella di Giampiero. Lui è un letterato, oltre che ad essere un ottimo attore e regista. Io sono un educatore che usa del teatro per animare una situazione di disagio giovanile. Sono educatore al Centro Salesiano di Arese che accoglie 60, 70 ragazzi in difficoltà, contro l’invito amministrativo del Tribunale dei minori, ed abbiamo sette comunità"
Massimo ha raccontato che, nella loro comunità, da alcuni anni è nato un gruppo che si chiama "I Barabba’s Clown" (dal termine "barabit" con cui vengono chiamati a Milano i ragazzi di strada), ed è nato da un incontro fortunato con un attore professionista, clown, amico anche di Giampiero Pizzol, che si chiama Paolo Ferrari. In quel periodo faceva l’obiettore di coscienza. Questo incontro è stata una scintilla che ha fatto nascere nei ragazzi il desiderio di esprimersi in questo modo che si chiama "Clownerie". Da don Bosco in poi, nelle case salesiane, si .è sempre fatto del teatro per insegnare e lo facciamo anche noi - ha detto Massimo - senza secondi fini, ma solo per quella voglia di fare teatro che è nata dall’incontro con una persona innamorata del teatro. Analizzando poi la storia dei ragazzi, a distanza di tempo, si può constatare che il percorso fatto attraverso la "clownerie" ha sempre avuto inizio con un educatore amante del teatro. Passa perciò da un incontro, da una relazione che, secondo il relatore, è il punto nodale per fare teatro con i ragazzi. Non deve essere una proposta che raggiunge i ragazzi dall’alto, ma dev’essere qualcosa di vissuto che crea emozione. Continuando nella sua relazione-testimonianza, Massimo Giuggioli ha fatto un po’ la storia della costituzione del gruppo "Barabba’s Clown", della sua evoluzione, dei risultati ottenuti, delle singole realizzazioni individuali, impensabili all’inizio del percorso, della esportazione degli spettacoli in Europa e nel mondo, finalizzandoli ad un obiettivo concreto, che è stato quello di dedicare il proprio lavoro ai più poveri. È una cosa che magari anche molte compagnie fanno, dedicando il loro impegno ad iniziative benefiche.
È stata una fortuna per i "Barabba’s Clown" - ha detto Massimo - perché il teatro li ha portati a riscoprire la fiducia in sé stessi, a riscattarsi di fronte al sociale, sentendosi adatti a fare qualcosa per gli altri, mettendoli anche a confronto con realtà ancora più difficili della loro. Invece di piangersi adosso, hanno trovato il modo di essere protagonisti nei confronti di altri giovani in difficoltà, come e più delle loro. Oltre ad averli portati in tutti gli stati europei con i loro spettacoli, sono stati anche in una missione in Perù, attualmente hanno un progetto in Ruanda, dove hanno ricostruito un villaggio per 120 ragazzi di strada a Tigali e seguono circa 400 famiglie nella produzione agricola. Qui i ragazzi fanno del volontariato e tutto quello che è stato ricostruito s’è potuto fare grazie ai proventi derivati dai loro spettacoli. Ora è nato un altro progetto che si chiama "Caravan Clown"; un camper tutto colorato che, attraverso il teatro, l’espressività, l’improvvisazione, crea momenti di aggregazione nei "non luoghi", cosidetti, dove i giovani s’incontrano, dove i giovani sono ai margini, dove nessuno li aspetta e, dopo uno spettacolo coinvolgente o sconvolgente di "clown", poter attivare un laboratorio di "clownerie" e "giocolerie".
"Ecco, questa è un po’ l’esperienza nostra di teatro con i ragazzi e, adesso, per i ragazzi. Lavoriamo con ragazzi dai 13 anni in poi; alcuni di questi aderiscono poi ai "Barabba’s Clown", il che vuol dire impegnarsi a fare spettacoli il sabato e la domenica (facciamo 70/80 spettacoli l’anno). Abbiamo poi, da un anno, una compagnia professionista con tre attori scritturati, con la quale abbiamo già prodotto uno spettacolo "serale" ed altri li abbiamo in produzione, come una versione di Giampiero Pizzol su "Cappuccetto rosso"".
Massimo Giuggioli era stato invitato al convegno per parlare un po’ delle leggi che regolano l’attività dei gruppi come il suo, ma ha affermato di non essere un legislatore, ma un educatore che ha risolto i problemi andandosi a scontrare con quelle che poi sono le necessità. Infatti sono partiti nel ‘78 e sono diventati associazione nel ‘96 per evitare di andare in galera, perché tutti i soldi dell’associazione che passavano sul suo conto personale diventavano un problema, trattandosi di qualche miliardo, partiti poi per qualche missione ma che non erano giustificati per la burocrazia. Giuggioli ha quindi parlato brevemente delle difficoltà incontrate in fatto di agibilità, di attività istituzionale, che per un’associazione come la loro è quella rivolta a situazione di disagio sociale che bisogna dimostrare. Esempio: un bambino, in ospedale, operato di appendicite, non è in una situazione di disagio sociale, mentre un altro che ha il cancro, sì. Paletti che possono essere fastidiosi, ma che, con un po’ di pazienza, si possono spostare. Concludendo, ha posto l’attenzione sulla scelta dei testi da rappresentare, che devono essere pensati e scritti per loro. "La scelta di lavorare con i ragazzi diventa l’esigenza di scegliere testi che siano educativi".
Sono poi iniziati gli interventi dei partecipanti al convegno e la prima ad intervenire per rompere il ghiaccio, ha detto Rosella Ducati nell’invitarla, è stata Angela Demattè, la quale ha fatto la cronistoria del percorso da lei svolto con i ragazzi: prima nella filodrammatica di Vigolo Vattaro, poi nelle scuole medie ed ora a Milano sempre in un contesto scolastico. Dalle sue parole traspariva l’amore con cui ha sempre svolto questo impegno, che l’ha sempre più convinta che vale la pena fare teatro con i ragazzi, perché arricchisce molto.
Graziano Tomasoni di Serravalle ha portato la sua esperienza di neofita del teatro "con" i ragazzi, nel quale, da alcuni anni, si sta impegnando. Hanno fatto un testo di Loredana Cont "Bianco e Nero" e la stessa autrice ha collaborato nell’adattamento del testo, nel quale hanno recitato dieci ragazzi. Ha dichiarato la sua convinzione di quanto sia importante costruire il teatro con i ragazzi ed ha auspicato, per il futuro, un coinvolgimento degli stessi in convegni come questo. Ha ribadito quanto sia costruttivo per i ragazzi fare del teatro con loro, per tre motivi: primo perché un’ora passata a teatro è meglio di un’ora davanti alla televisione; secondo perché, facendolo, è un mezzo per seminare, per far amare il teatro da parte dei ragazzi fin dall’età scolare; terzo perché può dare e da tante soddisfazioni. E dev’essere un teatro aperto a tutti, anche agli adulti.
Camillo Avi, regista e animatore della compagnia "Argento vivo" di Cognola, si è dichiarato d’accordo con quanto detto da Tomasoni ed ha informato i presenti che da due anni organizzano una rassegna di Teatro Ragazzi presso il teatro delle Scuole Medie di Cognola, con la partecipazione di compagnie locali. Loro stessi hanno prodotto due spettacoli: "Fragolino" e "Il castello dell’enigmista" e, per le prossime rassegne, invitano le compagnie che lo desiderano, di partecipare al loro programma.
Rosella Ducati ha ribadito che lo scopo del convegno, oltre ad aver fatto intervenire degli esperti che amano il teatro ragazzi, è anche quello di far circuitare le compagnie che lo praticano.
Gino Tarter, a proposito della partecipazione dei ragazzi ai convegni specifici, sottointendendo delle perplessità sull’argomento, ha detto che sarà compito della Co.F.As. di studiare delle modalità per coinvolgerli in occasione di riunioni di zona.
Camillo Avi ha proposto di riservare una pagina di "Teatro per Idea" al teatro per ragazzi. Ha anche chiesto che venga stilato un elenco delle compagnie o dei singoli che si interessano di teatro ragazzi.
Gino Tarter ha risposto che, per il momento, fintanto che l’organizzazione di questo settore non sarà messa a punto, si poteva ricorrere ai nominativi o alle compagnie di cui all’entrata si era preso il nome, ricordando però che alcune compagnie che fanno questo tipo di teatro non erano presenti per altri impegni, come alcune del Basso Sarca, la Filo di Pomarolo, quella di Panchià, la "Moreno Chini" e quella di Vermiglio.
Francesca della filo Don Bosco di Pergine. Ad un certo punto dell’attività teatrale della filodrammatica, hanno preso atto che c’era una carenza di teatro per ragazzi nella comunità ed hanno deciso di impegnarsi per colmare questa lacuna. Hanno iniziato affidandosi ad un professionista. Il gruppo di ragazzi, tuttavia, era troppo numeroso e copriva varie fasce di età per cui era nata l’esigenza di testi diversi, a seconda dell’età stessa. Si sono resi conto, nella pratica, che si devono fare gruppi separati, per le medie e per le elementari, perché far lavorare insieme ragazzi di età diverse risulta molto difficoltoso.
Una Signora, proveniente da Segonzano, ha confermato che ci sono queste difficoltà, però dipende dal testo che sceglie. Loro hanno scelto "Il gigante egoista" di Oscar Wilde, testo che offriva la possibilità di far recitare assieme ragazzi di età diverse. Nel gruppo c’erano ragazzi appassionati ed altri meno. Quando però si sono visti i risultati si sono entusiasmati tutti. Con questo testo sono riuscite a conciliare le varie esigenze dell’età. Comunque occorre crederci, ha detto la signora, e se ci si crede si riescono a raggiungere i risultati desiderati.
Marco Sottopietra di Stenico ha portato la testimonianza del loro gruppo che si dedica all’animazione teatrale per i più piccoli, alle scuole materne. È un teatro fatto dai genitori con la realizzazione di scenette o di racconti animati dedicati a quella fascia di età. Hanno proposto anche i burattini e per far questo, per intervento della Co.EAs., si sono avvalsi della consulenza iniziale di Luciano Gottardi. Girano nelle scuole materne e nelle case di riposo. Quest’anno hanno utilizzato un testo di Alberto Betta, adattato alle loro esigenze. Alla domanda: "Chi vi ha sovvenzionato per gli interventi esterni?" Marco risponde: "Ci ha pensato la Co.F.As. per il rimborso spese a Luciano Gottardi".
Massimo Giuggioli ha puntualizzato che il rimborso spese non esige emissione di fatture e per chi lo riceve non rappresenta compenso perché è il pagamento di spese sostenute. Per quanto riguarda i diritti SIAE, ha detto che non occorre fare nulla se le prestazioni sono fatte a titolo gratuito.
Laura Ducati della filodrammatica di Vigolo Vattaro, con orgoglio legittimo, ha rivendicato alla compagnia di cui fa parte il merito di aver sempre tenuto nella massima considerazione il Teatro Ragazzi, tanto è vero che vi sta lavorando da 12 anni e da 9 ospita la "Festa Teatro Ragazzi". Con questa iniziativa - ha detto - offrono a tutti, grandi e piccoli, di vedere all’opera compagnie professioniste e, nei primi anni, hanno offerto la possibilità di partecipare ai laboratori organizzati. Ha quindi chiesto alla Co.FAS. se fosse possibile fare dei corsi di formazione per operatori che poi vanno presso le filodrammatiche o nelle scuole per lavorare con i ragazzi. Questo perché non sempre è possibile ricorrere ad esperti professionisti a causa dei costi. Ha affermato di non essere d’accordo sulla partecipazione dei ragazzi ai convegni, per motivi facilmente intuibili. Facciamogli fare teatro, ma non partecipare ai convegni. Infine ha chiesto agli esperti presenti, fino a che punto lasciare la libertà ai ragazzi di intervenire sui testi e Rosella ha integrato la domanda chiedendo quale e in che misura deve essere l’intervento del regista e quanto quello dei ragazzi? Quanto ci deve essere di costruito a livello di regia e come conciliare la necessità di presentare un prodotto godibile per il pubblico, con il desiderio di esprimersi del bambino?
Massimo ha risposto che è come quando si gira un film: si girano tante scene e poi, in fase di montaggio, si tengono quelle buone e si scartano le altre. Naturalmente occorre un notevole tatto per non urtare la sensibilità dei ragazzi che hanno lavorato nell’adattamento. Una volta costruito e realizzato lo spettacolo, è importante replicarlo, perché è la replica che aumenta la soddisfazione e si possono evidenziare parti che al principio sembravano insignificanti. Non fare una preparazione molto lunga, perché i ragazzi si stufano. Noi, ad esempio, - ha detto Giuggioli - partiamo dai laboratori, non finalizzati direttamente ad una messa in scena; partiamo dalla "clownerie", dalla ricerca del personaggio, dall’esigenza di darci delle regole, da come avere rispetto del lavoro dell’altro, dal non giudicare mai ecc. Poi occorre avere molta pazienza, non scoraggiare mai, accettare le idee di tutti e, in fase di preparazione di un lavoro, ragionare con i ragazzi, per giungere all’obbiettivo prefissato: che lo spettacolo sia gradito a loro ma anche al pubblico.
La mamma di una bambina che frequenta le Scuole Medie di Vigolo Vattaro, si è dichiarata contenta dell’esperienza teatrale che sua figlia sta facendo con la scuola. Ha portato la sua esperienza di spettatrice ad uno spettacolo di ragazzi "down" dell’Associazione "Oasi" organizzato dalla filo di Calavino. Hanno pensato che non poteva concludersi tutto con una sola recita ed hanno offerto ai ragazzi la possibilità di una piccola tournè, con enorme soddisfazione degli stessi. Hanno fatto una recita presso il teatro di Levico, con gli ospiti della casa di riposo, ed è stata un’esperienza entusiasmante. La signora ha offerto questo tipo di pubblico, gli anziani, per gli spettacoli dei ragazzi. Il contatto delle due generazioni li fa ancor più sentire "nonni".
Un’altra signora ha chiesto quanto si deve insistere con ragazzi che, partecipando ad uno spettacolo, ad un certo punto decidono di non continuare, mettendo in difficoltà gli altri.
Il consiglio di Giampiero è stato di non insistere, perché il teatro deve partire dalla voglia di farlo, non deve essere imposto. Cercare eventualmente di farli partecipare in altro modo.
Flavio Demattè, dopo aver espresso la soddisfazione di essere a Vigolo per il convegno, ha puntualizzato di aver constatato come la voglia di fare teatro per ragazzi è sempre scaturita da un incontro. Ha espresso la convinzione che il teatro ragazzi, se è ben fatto, può piacere anche agli adulti entrando nella dimensione della famiglia. Ha sollecitato la Co.F.As. ad istituire dei corsi per operatori teatrali che aiutino a svolgere questo compito e le filodrammatiche che operano in questo campo a responsabilizzarsi ulteriormente.

Un filodrammatico, di cui il redattore non ricorda il nome, ha chiesto qual è il tempo, le ore consigliabili da impiegare per la costruzione di uno spettacolo. Ha poi messo in evidenza quanto è difficoltoso, in Trentino, fare teatro nelle scuole, a causa di regole molto rigide. Il teatro viene fatto esclusivamente da docenti che credono in questa attività e per loro iniziativa. La scuola come istituzione, in questo campo, è completamente assente.
Massimo ha risposto che tale situazione è presente in tutt’Italia. Dipende solo da docenti appassionati e, talvolta, da programmi comunali. Ha ricordato che la scuola dove egli opera è una scuola sperimentale che fonda il suo insegnamento sul teatro. I ragazzi che vi partecipano hanno rifiutato la scuola istituzionale. Ha riconosciuto, comunque, che in questo campo la scuola è limitante. Per quanto riguarda i tempi ha consigliato che siano brevi, non tanto nel percorso complessivo, quanto invece nella preparazione di uno spettacolo.
Serena Tait ha portato una sua esperienza personale. L’avevano chiamata ad aiutare un gruppo di ragazzi di Serso, frazione di Pergine, che facevano teatro per conto loro. È stata un’esperienza del tutto differente da quella che si può fare in una scuola, dove i tempi e i luoghi sono certi. In quel contesto non c’era niente di certo, le prove venivano organizzate con il "passaparola" e con il permesso dei genitori. Non avevano alle spalle nessuna filodrammatica, per cui non potevano contare su nessun aiuto per quanto riguarda attrezzature od altro. E stato comunque preparato uno spettacolo e Camillo Avi li ha invitati alla rassegna di Cognola. Lo spettacolo è stato replicato in tutto quattro volte. Essendo privi di tutto, ha chiesto alla Co.EAs. se fosse possibile, in questi casi, di prevedere un intervento con un minimo di attrezzature.
Il Presidente della Co.F.As., Gino Tarter, ha risposto ad alcuni interrogativi che riguardavano la federazione: già ora - ha detto, rispondendo alla Signora che aveva espresso questo auspicio gli anziani non vengono dimenticati, perché molte compagnie sono sensibili nell’alleviare la loro malinconia e la loro solitudine. Per quanto riguarda la formazione per chi fa teatro per ragazzi, è implicito che l’aiuto viene rivolto, attraverso i corsi, alle compagnie associate che se ne occupano. Se ci sono altre persone, quali docenti, studenti od operatori culturali, che desiderano frequentarli, dovranno farlo, per il momento, attraverso quelle compagnie presso le quali vengono organizzati i corsi. Per la messa a disposizione di attrezzature, il Presidente ha informato che la Co.F.As. si sta dotando di un minimo di fari, centralina ecc., per rimpiazzare il materiale vecchio attualmente in dotazione, e sarà a disposizione delle compagnie che ne faranno richiesta.
Una componente della Filodrammatica di Moena si è detta felice di aver partecipato al convegno che le ha chiarito molto le idee. Ha informato che sono stati contattati, come compagnia, da un’associazione di volontari, di genitori, che hanno chiesto la loro collaborazione per far seguire un percorso teatrale ai loro bambini, nel periodo estivo. Avrebbero bisogno di un esperto che, almeno all’inizio, coordinasse il loro lavoro sia nella formazione che nella scelta del testo. I bambini sono 50 ed hanno qualche dubbio se farli lavorare tutti assieme o dividerli in due gruppi, a seconda dell’età.
Giampiero Pizzol ha suggerito di dividerli in due gruppi e, come testo, ha consigliato "Il gatto con gli stivali" per un gruppo e, per l’altro, "Il Marchese di Caravàs", che è praticamente la continuazione del primo.

Si è così concluso il primo convegno sul "Teatro per Ragazzi". Tre ore intense di notizie, suggerimenti, richieste, che hanno tenuto vivo l’interesse dei presenti per tutto lo svolgimento del convegno. Rosella Ducati ha ringraziato tutti, dai relatori ai partecipanti, ed ha dato appuntamento alla "Festa Teatro Ragazzi" che si svolgerà a Vigolo Vattaro dall’8 al 12 agosto p. v., occasione nella quale, oltre che vedere professionisti all’opera, si potrà anche incontrarli dopo la recita, e partecipare ai seminari che saranno organizzati sul tema.

Tratto da TEATRO PER IDEA - Numero 5 - giugno 2001
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